Sostenitori del Partito Popolare in festa. La Spagna è libera.
La storica sconfitta dei socialisti di Zapatero in Spagna consegna anche a noi alcune utili lezioni.
• La sinistra è inadeguata ad affrontare l’attuale crisi economica europea e mondiale. Le sue ricette, che affondano le radici nel secolo scorso ed a quello sono rimaste, non sono adatte a garantire rigore ed equità, l’unica strada che l’Europa può percorrere per salvarsi e rilanciarsi.
• La formula zapaterista che aveva fatto infatuare tanta sinistra italiana ha mostrato tutti i suoi limiti quando la ricreazione è finita. Una sfilza di fughe in avanti sul terreno sociale, il laicismo ad oltranza, il paradiso per i giovani e per il lavoro: queste erano le bandiere del socialismo spagnolo in versione Zapatero. Alle prime difficoltà si è visto che esse poggiavano sulla consegna della Spagna alla speculazione immobiliare e finanziaria, alla rinuncia alla produzione, agli interessi delle banche tedesche, francesi ed inglesi.
• Il risultato è stato un indebitamento monstre, un impoverimento della società, e soprattutto un crollo verticale del lavoro. La Spagna esce dall’esperienza socialista con il 25% di disoccupazione e con milioni di appartamenti vuoti. Il paradiso dei giovani è diventato un incubo con oltre il 40% di disoccupazione proprio fra i ragazzi. E con un crescente isolamento nella comunità internazionale.
• La sconfitta di Zapatero lascia vedove inconsolabili anche da noi – come Sabina Guzzanti (chi ricorda Viva Zapatero?) e Concita De Gregorio – ma riporta la sinistra anche italiana con i piedi sulla terra: gli slogan, la “piazza colorata”, la festa e le ricette a buon mercato si trasformano rapidamente in un tradimento cocente e banali luoghi comuni.
• Un’altra lezione è quella del bipolarismo. La Spagna è l’ulteriore esempio che ad una coalizione di governo può succedere solo un’altra coalizione, con leader e programmi diversi basati su valori alternativi.
• Ancora: siamo di fronte all’ennesima leadership messa in crisi dalla situazione economica. E’ un lungo elenco: Irlanda, Grecia, Portogallo e oggi Spagna. A cui si aggiungono i consensi in calo per Sarkozy in Francia e Merkel in Germania. Non dimenticando la sconfitta dei socialdemocratici inglesi.
• Perché da noi non è andata così, e pur facendo un passo indietro rispetto ad un governo tecnico, il centrodestra regge? Semplice: l’eccezione italiana è data dalle ricette giuste dei moderati, e dal programma e dalle leadership inesistenti della sinistra. Per questo il caso della Spagna parla, e molto, anche a noi, e soprattutto alla sinistra italiana: dagli ultrà da salotto, fino a coloro che si proclamano riformisti.
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